Parchi eolici e aree di interesse naturalistico: una realtà di difficile convivenza
di Carmine COCCA
La moltiplicazione dei parchi eolici che ha investito la Basilicata negli ultimi anni lascia spazio a numerosi dibattiti ed osservazioni sulla necessità di valutare la possibilità di continuare o abbandonare questa strada che ha cambiato le sorti del territorio in numerose località.
Nessuno ha dubbi che l’eolico rappresenti una scelta discutibile che, se da un lato porta vantaggi nella produzione dell’energia, lascia spazio a numerose valutazioni e, soprattutto, alla consapevolezza che da domani il quadro paesaggistico che caratterizza la nostra regione non sarà più lo stesso. La Basilicata delle colline verdi, ben nota nell’immaginario collettivo per le risorse naturali, probabilmente non riuscirà più ad attirare coloro i quali frequentemente visitano la nostra regione per cercare un momento alternativo alla vita di città. Essa verrà catalogata come una regione che ha fatto una scelta in parte alternativa al turismo naturalistico. Ad esempio, le torri eoliche presenti a poca distanza dall’Oasi di San Giuliano o dalle aree boscate nei pressi di Rotondella, non lasciano intravedere una realtà in cui si possa continuare il percorso sino ad ora intrapreso che ha visto il territorio di San Giuliano diventare una importante meta di migrazioni di avifauna e di turisti appassionati che giungevano dalle regioni limitrofe per osservare le risorse faunistiche che il nostro territorio offre. Forse qualcosa continuerà ad esistere ma sulle nostre teste gireranno le cosiddette pale eoliche che oggi non solo insistono su quei terreni che, prima di noi, sono stati lavorati dai nostri nostri avi i quali hanno amato la nostra terra, lavorandola in un razionale rapporto di equilibri uomo natura, ma i parchi eolici sono responsabili di un impatto indotto che ha portato la costruzione di nuove strade (ad esclusivo servizio delle torri eoliche) di dimensioni ben più elevate rispetto alle stradine esistenti, sono responsabili di una riduzione delle risorse faunistiche nelle immediate vicinanze e, soprattutto, lasciano il dubbio alle comunità che, una volta terminata la loro vita economica, quando queste torri eoliche non produrranno più energia e vantaggio economico, chi le toglierà dal territorio? E soprattutto quale territorio ritroveremo? Il territorio è una fonte parzialmente rinnovabile (con costi esorbitanti per la comunità) ed è opportuno che certe valutazioni siano ben chiare come bisognerà accettare la circostanza che il quadro paesaggistico non sarà più lo stesso.
L’auspicio è che si abbia la responsabilità di spiegare alle future generazioni che non esistevano altre vie per produrre energia (e lavoro) e che l’alterazione degli equilibri biologici e del paesaggio (anche a poca distanza dall’Oasi di San Giuliano, dal bosco di Rotondella alle porte del Parco Nazionale del Pollino) era inevitabile.
Serve una valutazione attenta per trovare siti idonei in cui posizionare i parchi eolici (che certamente non sono i siti a stretto contatto con le oasi) in modo che questi possono rappresentare una risorsa per il territorio. Serve chiarezza nell’interpretazione dei dati per capire, quando l’eolico sarà a regime, quanta energia la Basilicata produrrà. L’eolico deve essere un valore aggiunto per il territorio e non un prezzo da pagare per una popolazione, quella lucana, che possiede sempre meno elementi per partecipare alle politiche di sviluppo in maniera chiara, diretta ed incisiva.