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Curiosità
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13 ottobre 2009
Matera: una giusta collocazione per il monumento in onore di De Gasperi. Riflessioni e proposte
  Matera: una giusta collocazione per il monumento in onore di De Gasperi. Riflessioni e proposte

di Carmine COCCA

La fine dell’estate rappresenta, anche a Matera, un puntuale e profondo momento di riflessione. Un’altra stagione turistica termina lasciando in eredità un bilancio che, nel bene o nel male, segna la nostra Città aprendo spunti per un dibattito costruttivo teso a migliorarne la fruizione e la qualità dell’accoglienza turistica. Bisogna creare un sistema che migliori la capacità di captare la storia millenaria e contemporanea che ha segnato Matera senza tralasciare potenziali spunti per garantire la tanto richiesta permanenza di un turismo oggi definito “mordi e fuggi”. C’è da ammettere che una gran parte della nostra economia gioca una buona partita nel settore turistico, artistico, ambientale e storico-culturale. E non è un caso, che proprio al termine dell’estate, anche la collocazione del monumento di De Gasperi, opera dello scultore Winkler, venga messa in discussione per trovare spunti e idee che migliorino anche l’economia che, con grande fatica, sta partendo dai Sassi alla volta della Città. Una Città, questa, che riproponendo importanti forme di dibattito quali quelle recentemente avviate da esponenti politici regionali e comunali, deve cercare di concretizzare un serio percorso turistico culturale che porti gli Antichi Rioni, ed il limitrofo Parco della Murgia Materana, a fungere da polo di attrazione anche per un turismo qualificato che non sempre sceglie come meta la Città dei Sassi. E la giusta collocazione dell’opera di Winkler rappresenterebbe uno spunto per migliorare, o meglio arricchire, un percorso cittadino a condizione che intorno ad essa si respiri la storia e si promuovano attività che ricordino l’azione che De Gasperi ha garantito al Mezzogiorno ed a Matera, risanando i Sassi. Lasciarla laddove si trova potrebbe anche essere giusto a condizione di creare una forma di collegamento diretto alla storia dei Sassi ed alla nascita dei “nuovi quartieri”; ma, molto probabilmente, restituirlo al cuore antico della Città significherebbe da un lato valorizzarlo e dall’altro ricordare che i Sassi hanno avuto la loro evoluzione ed oggi, forse anche grazie a De Gasperi, sono patrimonio dell’Unesco.


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22 febbraio 2009
Il Salone della Speranza

Il Salone della Speranza

di Carmine Cocca

Le iniziative culturali che in questi giorni stanno caratterizzando il salone di Tito Scalo “btobe” concorrono a presentare nuove idee per azioni imprenditoriali in grado di coinvolgere il territorio. Ma stanno anche creando i presupposti per fare il cosiddetto “punto della situazione” in una Basilicata che, nonostante ingenti sforzi, non riesce ad assicurare prospettive credibili a chi si affaccia al mondo imprenditoriale. Guardare attentamente questa iniziativa e, nonostante la grande crisi, osservare le speranze ancora presenti negli animi dei giovani lucani, riempie di aspettative coloro i quali ancora credono che la Basilicata della svolta possa diventare realtà. Parlare di nuove opportunità per i giovani ed i meno giovani significa traguardare una strada difficile e tortuosa che passa attraverso un dialogo aperto con le Istituzioni che non sempre possono rispondere alle esigenze che il territorio richiede. Interpretare gli stati d’animo di chi, isolato nei paesi dell’entroterra, convive con i grandi disagi, sperando di poter progettare un destino imprenditoriale, risulta essere un momento fortemente costruttivo e dibattuto che si spera possa contribuire a lanciare idee e progetti in grado di dare una svolta occupazionale ad una Basilicata in continua migrazione che non riesce a mantenere le proprie risorse umane “in loco”. E nonostante tutto, disagi meteorologici compresi, il Salone della speranza ha creato interessanti momenti di confronto in cui la partecipazione dei giovani ha colorato di proposte un territorio, quello lucano, poliedrico e desideroso di iniziative. Serve un atteggiamento filantropico verso i giovani che vada oltre i dolorosi gesti di carità occupazionale. Serve uno sforzo di fiducia che valorizzi importanti idee giovanili che possono diventare un momento di crescita per le economie turistico ambientali dell’entroterra lucano. Serve un coinvolgimento diretto degli attori del territorio in modo da poter ridare fiducia a chi, mortificato e rassegnato, parte per un viaggio di non ritorno verso realtà più felici in grado di dare “ostracismo” ai giovani lucani che vivono costretti ad abbandonare in maniera irreversibile i luoghi della giovinezza.

31 gennaio 2009
POLITICA
Sfiducia nel Mezzogiorno?
Sfiducia nel Mezzogiorno?

di Carmine Cocca

Il clima di sfiducia che popola il Mezzogiorno d’Italia sembra essere diventato una realtà consolidata in numerosi siti della Basilicata. Il cuore della nostra regione, vocata in parte ad un turismo naturalistico e legata all’impresa artigiana che un tempo sembrava dover segnare il passo dell’economia lucana, oggi sembra non pulsare più a causa della mancanza di iniziative e di azioni di sviluppo concrete che, questa volta, non vengono più dal basso. Alle meraviglie della nostra regione si contrappone un sistema impermeabile che non coinvolge i nuovi attori del duemila: i giovani. Una “organizzazione” di persone destinate a rimanere ancora per troppo tempo al margine della politica delle scelte, senza poter “dichiarare” quelle che potrebbero essere le loro esigenze ed influenzare le scelte che li riguarderanno per il prossimo futuro. Questi sono i giovani del Mezzogiorno, persone capaci e volenterosi di potersi misurare senza tuttavia riuscire a trovare interlocutori in grado di ascoltarli, soprattutto in un meridione dove nonostante la grande svolta degli anni novanta ed il parallelo dissolversi di una intera classe dirigente, non si è arrivati ancora a tracciare una nuova visione di programmazione e di sviluppo. E non è facile capire cosa stia accadendo nelle politiche delle città del Sud perché esistono dinamiche di sviluppo ancora incapaci di individuare un’offerta politica con un grande progetto che superi la politica delle “soluzioni individuali” che in gran parte ha descritto la storia degli ultimi anni. La campagna elettorale del 2008 ha in parte “punito” la mancanza di potere contrattuale del sud Italia affrontando problemi con grandi ricadute elettorali quali l’aereoporto di Malpensa e tralasciando le potenzialità ancora vive nel sud Italia. La logica del “ciascuno per sé con le proprie risorse” ha premiato un progetto vecchio, ma sempre di grande successo, quale quello della Lega Nord a sottolineare oltremisura come l’Italia (ed un Mezzogiorno che non vuole imporsi) non guardi all’Europa in maniera dinamica ed unitaria, ma si accontenti di assicurarsi il governo di piccole cittadelle fortificate rievocando un medioevo ormai scomparso!
Sfiducia in grandi progetti collettivi ed attenzione esasperata al localismo forse sembrano essere le misure che descriveranno i prossimi anni. Si spera che la nostra classe politica possa riuscire a riordinare il mosaico dello sviluppo economico che manca sul territorio creando una sfiducia collettiva negli investimenti che continuano a non riguardare troppe aree una volta produttive ed oggi sterili della Basilicata.
28 dicembre 2008
POLITICA
Le scelte ambientali della Basilicata

 Le scelte ambientali della Basilicata
di Carmine Cocca

Intervengo con animo alquanto preoccupato e perplesso dopo aver letto le ultime notizie che annunciano la possibilità che le trivelle continuino a perforare la Basilicata inglobando, questa volta, l’area murgiana ed importanti zone protette. Preoccupato dalla disamina dei fatti, perché continua ad emergere una Basilicata ricca di contraddizioni che spinge verso una politica delle aree protette, cerca di creare le condizioni per operare in un sistema produttivo sostenibile e certificato, si affaccia al mondo del turismo con tutti i limiti della carenza di infrastrutture ma poi si “piega” all’arrivo di un destino di utilizzazione delle proprie risorse (quali il petrolio) senza dare uno slancio occupazionale meritato e di tutto rispetto. Perplesso perché importanti questioni quali le “scorie” di Scanzano, i siti di stoccaggio, i pozzi di gas, l’annuncio della realizzazione di centrali per la produzione di energia, la questione delle trivelle che coinvolge l’Jonio oltre ad importanti aree protette si chiudono in un silenzio assordante che, si spera, non generi una scelta irrevocabile e non partecipata. La guerra aperta all’inquinamento che è oggi di forte attualità in tutto il territorio deve necessariamente essere ben chiara nell’animo di tutti i lucani che forse dovrebbero lasciarsi coinvolgere maggiormente nelle scelte importanti abbandonando quel fondamentalismo e tutti gli atteggiamenti inflessibili che in molti hanno identificato con “l’ambientalismo del no”. Tale contesto ha in troppi casi portato verso una “non scelta” che ha messo in emergenza l’intero mondo produttivo costringendolo a passare sulla testa dei cittadini senza darne spiegazioni. Per tale ragione serve una forte collaborazione tra le associazioni, i cittadini e la politica cercando di adottare una forma di rispetto esaustiva che tuteli la dignità che è propria di ogni individuo. La politica deve essere un atto di carità verso il bene pubblico e, per tale ragione, bisogna interagire in maniera positiva e costruttiva nella speranza di ridare un futuro alla nostra Basilicata.

 




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23 novembre 2008
POLITICA
Basilicata e giovani: quale futuro?

 Basilicata e giovani: quale futuro?

di Carmine Cocca

La crisi occupazionale che investe l’intera regione Basilicata continua a lasciare tracce profonde su tutto il territorio. Spopolamento, sgomento e continue difficoltà segnano il vivere quotidiano ma soprattutto danneggiano in maniera irreversibile le future generazioni che continuano a non avere la possibilità di spendere le proprie capacità sul territorio in cui vivono aderendo a quella assiologica scelta di trovare fortuna altrove. Ma dove sono finiti i giovani e, soprattutto, perché quei pochi rimasti hanno il debito morale di disinteressarsi delle politiche di sviluppo della propria terra guardando la realtà in maniera indifferente? Dove sono tutti quelli che negli anni ottanta e novanta hanno dato vita a movimenti ed associazioni giovanili che creavano opinione? I giovani sono scomparsi (o si aggirano come immateriali ed invisibili) per diverse ragioni azzerando in maniera irreversibile quel collegamento con gli adulti che rappresentava un patrimonio di sapere ed esperienza. Oggi i giovani, desolati da un quadro sociale sfavorevole e dalla mancata successione nei posti in cui si decide il loro futuro, tendono a rinascere ex novo estromettendo l’opinione ed il sapere dei loro predecessori. Misantropici, vivono guardando alle innovazioni tecnologiche della modernità, inventando consumi e costruendo ideali che, troppo spesso, si rivelano senza fondamento. Smarriti vagano in un regione che più di altre non li accetta creando una chiusura occupazionale che non permette alle menti di proporre idee senza subire pensieri troppo spesso “superati” ed inadeguati alle esigenze del futuro. Il mondo ha subito un’accelerazione improvvisa che ha portato informatizzazione, tecnologia e necessità di guardare ad uno scenario europeo in maniera competitiva. Sembra quasi che i giovani, soprattutto nel meridione, non debbano essere partecipi di questo processo anche perché si è troppo impegnati a guardare come essi non siano più “un’età della vita” ma una vera organizzazione trasversale agli adulti. Manca un vero dialogo, manca una qualsiasi forma di concreta comunicazione e, purtroppo, la politica ai giovani non dice nulla, non lascia intravedere una prospettiva di sviluppo sociale e non interpreta i bisogni della popolazione. La Basilicata sembra troppo piccola per i suoi giovani che, pur con ingenti sacrifici, non riescono a proiettare le loro capacità sul territorio in cui sono nati.

9 novembre 2008
SOCIETA'
Decoro e verde urbano nella città di Matera
 

Decoro e verde urbano nella città di Matera

di Carmine Cocca

Parlare di verde urbano nella città di Matera è sempre motivo di grande interesse. Speranza, proiezione verso un futuro migliore, completamento delle opere incompiute, vivibilità di quartieri quali Aquarium, Peep Arco, e periferie (si spera in un completamento imminente) sembrano essere diventati temi all’ordine del giorno soprattutto quando le piogge mettono in crisi la vivibilità dei cittadini. Ma il problema è ancora più ampio e complesso e non lascia traguardare alcuna svolta, sebbene qualche ipotesi di soluzione si inizi ad intravedere. Matera di circa quaranta anni addietro guardava con interesse all’arredo cittadino delle aree verdi urbane dei rioni Lanera, Agna, Serra Venerdì… e dei viali cittadini e aree circostanti per uno sviluppo equilibrato della città. Si guardava ad una crescita strutturale che non abbandonava la visione verde della città. Oggi quella nostalgica visione coincide con il ricordo di “quello che è stato”! Abbiamo una serie di aree verdi ingestite, lasciate ad un destino di inciviltà e di distruzione che mortifica chi, nel passato, si è prodigato a realizzare aree che oggi sono un ricettacolo di gente indisciplinata che distrugge strutture e non rispetta le aree verdi. Queste, in combinazione con i Sassi, dovrebbero consentire una proiezione di Matera verso una realtà turistico-ricreativa di assoluto rispetto sconfiggendo l’atavica rassegnazione che, oggi più che in passato, caratterizza i cittadini materani. Nel frattempo, i residenti dei nuovi quartieri continuano nella speranza di poter vedere nuovi alberi nelle aree contemini alle proprie abitazioni. Ma per apprezzare il verde, questa volta, conviene spostarsi nell’area del materano nell’Oasi di San Giuliano, nei pressi del Santuario di Picciano, sul colle Timmari, nel vicino bosco di Lucignano…sperando di poter ritrovare un posto per l’auto al ritorno in città! Non è questa la realtà che Matera merita e, soprattutto, non possiamo dire che non ci siano problemi, sicuramente ereditati da recenti sistemi di gestione, che non possano essere risolti se non con grande impegno e partecipazione popolare. Il cemento ha preso il sopravvento sul verde causando la sconfitta di chi credeva nella realizzazione di una città bella e sostenibile, ha provocato l’eliminazione degli spazi comuni una volta presenti nella città ed importanti perché luoghi di svago molto frequentati da giovani ed anziani. Si è riusciti a mettere in difficoltà la vita dei residenti e l’ospitalità della città senza avere all’orizzonte provvedimenti in grado di far intravedere una prospettiva verde che interessa il turismo ma soprattutto le giovani generazioni. Si continua a progettare senza prevedere piste ciclabili, si continua ad ignorare che la città può contare su una concreta forza delle associazioni di volontariato e si continua a non pensare a creare le condizioni per l’adozione delle aiuole nei quartieri. Il paradosso si concretizza, poi, quando si pensa che esiste un interesse sul verde ma non si riesce a creare un sistema per rivalutarlo. Questa città ha bisogno della normalità. In compenso si continuano a realizzare nuovi spazi verdi. Ma che gestione ci attende?

24 settembre 2008
politica interna
Parchi eolici e aree di interesse naturalistico: una realtà di difficile convivenza

di Carmine COCCA

La moltiplicazione dei parchi eolici che ha investito la Basilicata negli ultimi anni lascia spazio a numerosi dibattiti ed osservazioni sulla necessità di valutare la possibilità di continuare o abbandonare questa strada che ha cambiato le sorti del territorio in numerose località.

Nessuno ha dubbi che l’eolico rappresenti una scelta discutibile che, se da un lato porta vantaggi nella produzione dell’energia, lascia spazio a numerose valutazioni e, soprattutto, alla consapevolezza che da domani il quadro paesaggistico che caratterizza la nostra regione non sarà più lo stesso. La Basilicata delle colline verdi, ben nota nell’immaginario collettivo per le risorse naturali, probabilmente non riuscirà più ad attirare coloro i quali frequentemente visitano la nostra regione per cercare un momento alternativo alla vita di città. Essa verrà catalogata come una regione che ha fatto una scelta in parte alternativa al turismo naturalistico. Ad esempio, le torri eoliche presenti a poca distanza dall’Oasi di San Giuliano o dalle aree boscate nei pressi di Rotondella, non lasciano intravedere una realtà in cui si possa continuare il percorso sino ad ora intrapreso che ha visto il territorio di San Giuliano diventare una importante meta di migrazioni di avifauna e di turisti appassionati che giungevano dalle regioni limitrofe per osservare le risorse faunistiche che il nostro territorio offre. Forse qualcosa continuerà ad esistere ma sulle nostre teste gireranno le cosiddette pale eoliche che oggi non solo insistono su quei terreni che, prima di noi, sono stati lavorati dai nostri nostri avi i quali hanno amato la nostra terra, lavorandola in un razionale rapporto di equilibri uomo natura, ma i parchi eolici sono responsabili di un impatto indotto che ha portato la costruzione di nuove strade (ad esclusivo servizio delle torri eoliche) di dimensioni ben più elevate rispetto alle stradine esistenti, sono responsabili di una riduzione delle risorse faunistiche nelle immediate vicinanze e, soprattutto, lasciano il dubbio alle comunità che, una volta terminata la loro vita economica, quando queste torri eoliche non produrranno più energia e vantaggio economico, chi le toglierà dal territorio? E soprattutto quale territorio ritroveremo? Il territorio è una fonte parzialmente rinnovabile (con costi esorbitanti per la comunità) ed è opportuno che certe valutazioni siano ben chiare come bisognerà accettare la circostanza che il quadro paesaggistico non sarà più lo stesso.

L’auspicio è che si abbia la responsabilità di spiegare alle future generazioni che non esistevano altre vie per produrre energia (e lavoro) e che l’alterazione degli equilibri biologici e del paesaggio (anche a poca distanza dall’Oasi di San Giuliano, dal bosco di Rotondella alle porte del Parco Nazionale del Pollino) era inevitabile.

Serve una valutazione attenta per trovare siti idonei in cui posizionare i parchi eolici (che certamente non sono i siti a stretto contatto con le oasi) in modo che questi possono rappresentare una risorsa per il territorio. Serve chiarezza nell’interpretazione dei dati per capire, quando l’eolico sarà a regime, quanta energia la Basilicata produrrà. L’eolico deve essere un valore aggiunto per il territorio e non un prezzo da pagare per una popolazione, quella lucana, che possiede sempre meno elementi per partecipare alle politiche di sviluppo in maniera chiara, diretta ed incisiva.

15 gennaio 2008
politica estera
Gli obiettivi dell´Europa nella protezione ambientale

                                                                                                                             di Carmine Cocca

Uno degli obiettivi prioritari che l´Unione Europea si prefigge è quello di allargare il concetto di sviluppo sostenibile per ridisegnare gli equilibri che oggi appaiono necessari per creare un mondo più interdipendente ed in grado di risolvere problematiche sempre più complesse e discusse. E’indispensabile un’adeguata governance che possa migliorare il disagio sociale superando casi di estrema povertà, prevenendo casi di criminalità e terrorismo ma anche programmando una crescita globale del territorio. In queste azioni risulta necessaria una sinergia tra i diversi soggetti attuatori che non produca danni alla risorsa ambiente, ma sia in grado di promuovere tutte quelle azioni idonee non solo a garantire la permanenza della vocazione ecologica del territorio su cui si interviene, ma anche a creare i presupposti per agevolare tutti quei processi di conservazione e di evoluzione positiva sugli ecosistemi presenti in loco. Questi ultimi, ormai quasi tutti antropizzati, necessitano dell’intervento umano per riuscire a garantire una permanenza duratura nel tempo. Il processo di globalizzazione, infatti, se da un lato ha cambiato il mondo creando un miglioramento generale, ha generato in molti casi squilibri ambientali che difficilmente verranno risolti nel breve periodo. Per tale ragione l’Europa ha elaborato e sta elaborando norme collettive nel settore ambiente in grado di garantire uno sviluppo economico ed un miglioramento della qualità ambientale in tutti gli Stati appartenenti all’UE. Perché parlare di ambiente in Italia significa assumersi la responsabilità di toccare tematiche troppo importanti che, partendo dall’analisi del degrado ambientale legato alle emissioni nocive, arriva a toccare argomenti di grande impatto sociale quale ad esempio incendi boschivi o dissesto idrogeologico. Il ruolo dell’ecologia, che ha sempre generato dibattiti piuttosto aspri, oggi sta assumendo una valenza europea cercando di trovare una forma di garanzia nel controllo di ogni processo produttivo che possa intaccare l’ambiente in senso globale senza frenare le necessarie forme di sviluppo del pianeta. Infatti la Commissione sta lavorando per invertire la tendenza al degrado ambientale entro il 2015 tramite accordi multilaterali e richiamando l’applicazione rigorosa del Protocollo di Kyoto che oggi rappresenta uno degli strumenti più importanti per garantire una nuova visione ecologica mondiale in grado di generare una riduzione di gas serra per rimediare ai cambiamenti climatici in atto. Non meno importante è l’azione resa esecutiva dalla Commissione Agricoltura che si è concretizzata nella nuova Politica Agricola Comunitaria che, sottoposta a revisione, rende esplicito che esiste una coscienza europea nel monitorare costantemente gli equilibri ambientali che oggi, più che in passato, sono fragili e necessitano di un monitoraggio continuo da quale non si può prescindere per programmare correttamente i nuovi sviluppi della protezione territoriale.

Altro importante lavoro intrapreso a livello europeo fonda le sue basi sugli “Accordi Internazionali sull’ambiente” che, seppur con scarsa visibilità politica, stanno assumendo un valore sempre più importante a testimonianza che l’Europa comunitaria sta diventando una realtà presente all’interno delle popolazioni dove le proposte che provengono dal basso, e che sono una rilevante espressione dell’esistenza della democrazia, rappresentano un grande patrimonio dal quale nessuno, e quindi neppure la politica, può sottrarsi. Le Associazioni di Protezione Ambientale, e tra queste il Movimento Azzurro, rappresentano un importante patrimonio di esperti che lavorano monitorando il territorio e segnalando le emergenze alle Istituzioni con lo scopo di proporre soluzioni pragmatiche ed efficienti. Si spera che le Istituzioni possano cogliere questa meravigliosa realta´ambientalista che vive quotidianamente sul territorio per cercare di proteggere peculiarita´che la nostra regione Basilicata possiede e che devono essere protette da ogni tipo di forma di minaccia.


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15 dicembre 2007
POLITICA
Il disagio del Mezzogiorno

 di Carmine Cocca

Articoli presenti sulla stampa nazionale e locale nell’ultima settimana tracciano l’ennesimo quadro di complessa drammaticità che riguarda la crisi delle realtà meridionali. Attraverso diversi passaggi, viene descritto un territorio che ha utilizzato fondi senza creare sviluppo, ha focalizzato le attenzioni su questioni vitali ma non ha generato una svolta nelle aree occupazionali e non è stato in grado di instaurare un rapporto positivo per mettere in diretta comunicazione i Governi regionali tra di loro e con il Goveno centrale. In altre parole, il quadro complessivo si sintetizza nella perdita di opportunità rispetto agli investimenti ed alla incapacità di attuare la tanto evocata “moltiplicazione del lavoro”.

Forse bisognerebbe aggiungere altro. Il disagio del mezzogiorno, e quindi anche della Basilicata, non deve riassumersi nella solita pioggia di fondi che sono stati male investiti ma deve guardare anche a politiche di sviluppo che hanno portato forse troppo protezionismo in gruppi aziendali i quali troppo spesso hanno ricevuto finanziamenti senza dare le risposte che ci si attendeva sul territorio. E non solo a Sud, forse, i nostri sacrifici hanno permesso di mantenere in vita aziende in perenne stato di crisi che non vivono nel mezzogiorno d’Italia ma che hanno come unico credito morale quello di aver assunto dal mezzogiorno un indefinibile e misterioso numero di operatori. Non servono le continue azioni di salvataggio ogni qual volta un grosso gruppo industriale dichiara uno stato di crisi. Perché con tali operazioni, che non avvengono di certo quotidianamente in aree meridionali del Paese, si deprime tutta quella fase di innovazione che deve oggi riguardare e guardare sempre più da vicino le imprese. Sarebbe utile, forse, riportare alla mente la grande ristrutturazione aziendale che la IBM negli Stati Uniti dovette affrontare negli anni settanta quando, con l’entrata sul mercato di nuovi sistemi informatici, l’azienda finì sull’orlo del fallimento. Oggi IBM è una delle imprese informatiche più innovative perché, in un regime di mercato aperto e concorrenziale, punta sull’innovazione a beneficio dei consumatori che possono utilizzare sempre nuove tecnologie a prezzi sempre decrescenti. Tale esempio potrebbe ispirare le nuove azioni politiche italiane a puntare su un sistema più concorrenziale che, abbattendo monopoli, stimoli alla concorrenza e persegua l’azione sociale che sembrerebbe tanto attuale nella classe politica.

Non è di sole parole che ha bisogno la fragile realtà produttiva del mezzogiorno e non è neppure l’assistenzialismo la soluzione al problema occupazionale, ma una migliore distribuzione di fondi alle imprese in modo da mantenere il regime di concorrenza per abbattere i prezzi, creare innovazione, guardare con maggiore efficienza ai mercati, rendere più accessibili i prodotti a coloro che hanno problemi economici e quindi lasciare che il mercato decida quali sono le imprese valide, dove si trova la meritocrazia e chi lavora senza gravare solo sulle tasse dei cittadini. Forse tra tutti i fondi mal distribuiti è anche mancata l’attenzione verso quelle famiglie che vivono in uno stato di povertà e disagio continuo e che affrontano quotidianamente la dura realtà della disoccupazione che deve preoccupare in maniera prioritaria la classe politica con una grande attenzione verso chi vive in aree poco dinamiche ed ermetiche come purtroppo oggi appare la nostra Basilicata dove si investe poco ed i giovani non hanno opportunità per crescere.

23 novembre 2007
SOCIETA'
La rinascita dei Parchi a tutela del territorio

di Carmine Cocca
Se e´vero che l´Italia appare orgogliosa dei Parchi Nazionali e Regionali per aver raggiunto l´obiettivo di individuare sul territorio un patrimonio ambientale inestimabile e non quantificabile, si dovrebbe avviare la fase in cui i Parchi possano assumere la dimensione di veri e propri laboratori di idee e, soprattutto, di sviluppo. E non e´importante solo la quantita´di superficie che oggi la Basilicata ha perimetrato sotto il nome di Parco, ma risulta indispensabile avviare politiche di sviluppo che concretamente uniscano i Parchi ed i Comuni in un obiettivo che oggi coincide con la Rete Ecologica. I Parchi nascono con l´idea prioritaria di conservare e tutelare il territorio, le catene alimentari presenti negli ecosistemi, gli habitat naturali e gli ambienti rurali ma non possono sottrarsi dal dovere di creare sviluppo sul territorio. Un Parco vive se avvia un processo di partecipazione tra i vari soggetti presenti sul territorio, e tra questi Cittadini, Operatori Economici, Enti Pubblici, Scuole, Universita´ ed Associazioni di Protezione Ambientale e se antepone il concetto di tutela del patrimonio naturalistico rispetto a quella che sarebbe stata l´evoluzione economico naturale del territorio. Oggi la Basilicata vive un momento di alto dibattito ambientale per i numerosi problemi che emergono al di fuori delle aree protette che, per certi versi, sono molto simili a quelli verificatisi nel periodo dell´Unita´d´Italia rigorosamente tracciato dallo storico meridionalista Bevilacqua. E considerando che l´esperienza insegna che le peggiori devastazioni delle aree protette derivano da scempi verificatisi al di fuori di queste, bisognera´concentrare l´attenzione verso le aree limitrofe ai Parchi creando un lavoro coordinato per generare produttivita´sostenibile sul territorio. Non serve l´assistenzialismo, ma solo piani operativi che creino sinergie tra chi tutela i Parchi, le Oasi, le Riserve ed i Comuni limitrofi superando limiti "politici" che talvolta non consentono un dialogo sereno e costruttivo. Tutelando le nostre risorse ambientali potremo forse continuare a rivalutare la cultura del paesaggio, l´immagine e l´identita´delle nostre aree agricole e riconoscere il valore ecologico che la Basilicata offre. Superare il limite della differenza temporale tra pianificazione e gestione dovra´essere obiettivo prioritario e chiaro che le Istituzioni dovrebbero porsi creando un sistema di approcci integrati tra i diversi soggetti pubblici e privati che esistono nella realta´dei Parchi e che operano in settori collegati all´ambiente. Si spera, infine, che si possa intensificare quel dialogo tra Istituzioni e Comunita´che risulta essere alla base delle tanto auspicate azioni ecocostenibili ed ecocompatibili che il territorio richiede superando l´espressione di violenza che, in alcune realta´d´Italia, i Parchi hanno rappresentato nell´immaginario collettivo per l´adozione di nuove normative da considerare e di modelli di gestioni piu´complessi e rispettosi dell´ambiente.

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IL CANNOCCHIALE